Il Polittico di Giovanni Boccati

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Il Polittico di Giovanni Boccati nella Chiesa di S. Eustachio a Belforte del Chienti

Come riferito dalle iscrizioni, il polittico viene realizzato da Giovanni Boccati da CamerinoGiovanni Boccati, Polittico - Sant'Eustachio, Belforte del Chienti nel 1468 per l’altare maggiore della parrocchia di Belforte, su commissione di Taliano di Lippo in accordo col priore e i notabili del tempo. L’intera struttura celebra la figura di S. Eustachio, titolare della chiesa e santo patrono della città. La sua storia è tratta dalla duecentesca Legenda aurea di Jacopo da Varazze e nelle quattro tavolette della predella la si può leggere scorrendo da destra verso sinistra. Eustachio, comandante dell’armata dell’imperatore Traiano, durante una battuta di caccia vede risplendere una luminosa croce con l’immagine di Cristo fra le corna del cervo. Indotto a convertirsi al cristianesimo insieme alla sua famiglia, apprende che dovrà subire molteplici umiliazioni e sofferenze prima di raggiungere la gloria. Così avviene: privato di ogni bene materiale perde la moglie ed i due figli che gli vengono rapiti da un lupo e da un leone sulle rive di un fiume. Dopo quindici anni di vita travagliata e alterne vicende è richiamato da Traiano a ricomporre l’esercito contro i barbari, occasione che miracolosamente gli fa riabbracciare la sua famiglia. I quattro, giunti a Roma, si rifiutano di venerare gli idoli pagani e vengono così esposti all’ira di un feroce leone, il quale però si allontana devotamente. Finiscono poi dentro un bove di bronzo incandescente e muoiono dopo tre giorni; i cristiani ne danno sepoltura e costruiscono un oratorio in loro memoria. Le quattro formelle di S. Eustachio, incassate entro coppie di tasselli sporgenti, sono alternate da figure di santi, mentre al centro due coppie di angeli fanno da contorno ad un magnifico rosoncino ligneo, incorniciato in un riquadro a custodia della reliquia del santo. Al centro della maestosa ancona domina l’eterea immagine di Maria con le mani giunte verso il Bambino Gesù. Sotto una tenda damascata aleggia il misticismo spirituale del momento: un coro di angeli musicanti sottolinea simbolicamente le future sofferenze per redimere l’umanità. Ciò è rappresentato dall’offerta del cardellino da parte di un angelo, dalla coroncina di corallo e dal cardo raffigurato sul manto della Madonna. In alto la Crocifissione è resa con tutta la sofferenza di Maria e Giovanni nonché degli angeli colti nell’atto di raccogliere il sangue eucaristico. Li sovrasta, entro un tondo iscritto nella cuspide centrale, l’immagine di Dio fra gli angeli del Paradiso. Alla destra della Madonna, su un tappeto erboso composto da tarassaco, cicoria, trifoglio e papavero, sfilano S. Pietro e S. Eustachio a cavallo e alla sinistra S. Giacomo Maggiore e S. Venanzio. Nell’ordine immediatamente superiore, alla destra del Cristo sono raffigurati S. Nicola di Bari e il Beato Guardato compatrono della città, alla sinistra sono identificabili S. Sebastiano e S. Eleuterio. Alle estremità chiudono i riquadri dei pilastri il Nunzio e l’Annunciata. Incastonati alla destra di S. Eustachio e alla sinistra di S. Venanzio si scorgono le immagini di S. Maria Maddalena, S. Barbara e S.Agata contrapposte a S. Lucia, S. Caterina d’Alessandria e S. Antonio Abate. Il polittico di Belforte si colloca nella fase più matura dell’operato di Giovanni Boccati dedito a innestare il ricordo di precetti tardogotici su suggestioni rinascimentali. L’artista dopo una probabile formazione locale inizia a peregrinare nell’Italia centro-settentrionale avendo modo di approfondire temi e stili: perfeziona l’uso del colore Belforte del Chientiimpregnato di luce osservando a Perugia le opere di Domenico Veneziano e a Firenze quelle del Beato Angelico, coglie la materialità dei corpi e il segno che il tempo lascia su di essi a Padova nella Basilica del Santo. Boccati matura così la sua arte consegnando anche alla chiesa di S. Eustachio un capolavoro di carpenteria gotica di grande suggestione. Con la consapevolezza che il territorio offre vari esempi di quel Rinascimento, definito umbratile, occorre recarsi a Belforte per saggiare l’arte simbolica e la sontuosità del mondo spirituale del tempo in una composizione fatta di elementi intimamente connessi e fondamentalmente inseparabili.